Il sogno di vivere a lungo, rimanendo il più a lungo possibile in buona salute e attivi, affascina l’umanità da secoli. La moderna ricerca sull’invecchiamento non cerca più di spiegare questo processo solo sulla base delle abitudini di vita, ma si concentra sempre più sull’analisi dei meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento sano.
Perché alcune persone raggiungono i 100 anni e oltre in buona salute
Le persone che raggiungono i 100 anni o più – i cosiddetti centenari – costituiscono un gruppo di studio particolare. Raggiungono un’età in cui molte persone sono già affette da diverse malattie legate all’invecchiamento. Ciononostante, molti centenari rimangono attivi per un periodo sorprendentemente lungo e mostrano una notevole resistenza alle malattie.

Gli scienziati ritengono che questa straordinaria longevità sia il risultato dell’interazione di diversi fattori: predisposizione genetica, condizioni ambientali, stile di vita e meccanismi di protezione biologici. Mentre le ricerche precedenti si sono concentrate principalmente sull’influenza dei geni e delle abitudini di vita, ora l’attenzione si sta spostando sempre più sul sistema immunitario e sul metabolismo.
Due recenti studi condotti nell’ambito del New England Centenarian Study, a cui hanno partecipato ricercatori della Boston University e delle sue istituzioni partner, forniscono nuovi indizi sui meccanismi biologici che potrebbero aiutare le persone a rimanere in buona salute per un periodo di tempo eccezionalmente lungo. Mentre una ricerca ha analizzato le caratteristiche specifiche del sistema immunitario dei centenari, il secondo studio si è concentrato sui modelli metabolici caratteristici presenti nel sangue, associati a una longevità estrema.
Il sistema immunitario dei centenari: protezione grazie all’adattabilità
Il sistema immunitario umano è costituito da una complessa rete di diverse cellule e vie di segnalazione che riconoscono e combattono gli agenti patogeni e controllano le strutture danneggiate nell’organismo. Con l’avanzare dell’età, tuttavia, questo sistema subisce dei cambiamenti. Questo processo è noto come invecchiamento immunitario. In questo contesto, la capacità del sistema immunitario di reagire in modo rapido e mirato alle nuove minacce diminuisce. Allo stesso tempo, possono aumentare i processi infiammatori cronici di basso grado – una condizione associata a molte malattie legate all’età, come le patologie cardiovascolari, alcune forme di cancro o le malattie neurodegenerative. I ricercatori si sono quindi posti la domanda: cosa distingue il sistema immunitario delle persone che, nonostante l’età avanzata, rimangono straordinariamente in salute?
Un’analisi dettagliata delle singole cellule immunitarie
Uno studio pubblicato nel 2023, condotto da scienziati della Chobanian & Avedisian School of Medicine della Boston University e del Tufts Medical Center, ha esaminato proprio questa questione. I ricercatori hanno analizzato campioni di sangue di sette centenari provenienti dal New England Centenarian Study, una delle più grandi ricerche condotte in Nord America su persone dotate di una longevità eccezionale. A tal fine hanno utilizzato un metodo all’avanguardia: il sequenziamento dell’RNA a singola cellula. Questa tecnica consente di esaminare con precisione le singole cellule e di determinare quali geni siano attivi nei rispettivi tipi cellulari.

Sono state esaminate le cosiddette cellule mononucleate del sangue periferico (PBMC). Questo gruppo comprende diverse cellule immunitarie, tra cui:
- le cellule T, in grado di riconoscere le cellule dell’organismo infette o alterate,
- le cellule B, che producono anticorpi,
- cellule natural killer, che svolgono un ruolo nella difesa contro determinate cellule tumorali e virus,
- i monociti e altre cellule immunitarie che regolano i processi infiammatori.
I ricercatori hanno poi confrontato i dati dei centenari con altri due set di dati accessibili al pubblico, al fine di comprendere i cambiamenti del sistema immunitario nelle diverse fasce d’età.
I centenari possiedono un sistema immunitario «allenato»
I risultati hanno dimostrato che i centenari non possiedono semplicemente un sistema immunitario immutato. Al contrario, presentano determinati adattamenti che sembrano essere associati a una maggiore resistenza. I ricercatori hanno individuato cambiamenti caratteristici nella composizione di diversi tipi di cellule immunitarie, nonché nella loro attività genica. Particolarmente interessante è stata l’osservazione che i profili immunitari dei centenari mostravano segni di una lunga storia di esperienze di malattia e di reazioni immunitarie efficaci. Ciò significa che il sistema immunitario di queste persone sembra aver imparato, nel corso della loro vita, a gestire gli stress. Secondo gli scienziati, potrebbe essere proprio questa capacità a fare la differenza. Non sembra essere determinante evitare completamente le malattie, bensì la capacità dell’organismo di tornare a uno stato stabile dopo aver subito uno stress. Questa caratteristica viene definita «resilienza immunitaria».
Metabolismo: un’impronta biologica per un invecchiamento sano
Mentre il primo studio ha esaminato le difese immunitarie, un’altra recente ricerca si è concentrata su un altro ambito fondamentale dell’organismo: il metabolismo. Il metabolismo comprende tutti i processi chimici attraverso i quali l’organismo ricava energia, costruisce le cellule, regola gli ormoni e reagisce ai fattori ambientali. Con l’avanzare dell’età, il metabolismo subisce dei cambiamenti. Alcuni di questi cambiamenti sono associati a un rischio maggiore di malattie legate all’età. I ricercatori hanno quindi voluto scoprire se i centenari presentassero determinate caratteristiche metaboliche che li distinguessero dalle altre persone.

Per questo studio, il team di ricerca della Boston University ha analizzato campioni di sangue di 213 partecipanti al New England Centenarian Study. Il gruppo comprendeva:
- 70 centenari,
- i loro discendenti,
- soggetti di controllo di età comparabile.
Con l’ausilio di un cosiddetto metodo metabolomico non mirato, gli scienziati hanno analizzato circa 1.495 piccole molecole presenti nel siero sanguigno. Queste molecole possono fornire indicazioni su quali processi biologici siano particolarmente attivi nell’organismo e su come questo si adatti ai processi di invecchiamento. Inoltre, i ricercatori hanno confrontato i propri risultati con quelli di altri quattro studi metabolomici, per verificare se determinati modelli si ripetessero.
Valori ematici particolari nelle persone con una longevità eccezionale
L’analisi ha dimostrato che i centenari presentano un profilo metabolico caratteristico. Particolarmente evidenti sono state le variazioni relative a:
- alcuni acidi biliari,
- vari steroidi,
- altri prodotti metabolici legati alla protezione cellulare, al metabolismo energetico e alla regolazione biologica.
Questi modelli si differenziavano dai cambiamenti che si verificano normalmente nel corso del processo di invecchiamento. Un risultato particolarmente interessante: alcune di queste caratteristiche metaboliche erano associate a una maggiore sopravvivenza dopo il prelievo di sangue. I ricercatori hanno inoltre sviluppato un modello di apprendimento automatico, un cosiddetto «orologio metabolomico». In futuro, questo potrebbe aiutare a stimare con maggiore precisione l’età biologica di una persona. Infatti, l’età anagrafica – ovvero il numero di anni di vita – non sempre corrisponde allo stato biologico di un organismo.
Legame tra sistema immunitario e metabolismo
I due studi prendono in esame aree diverse dell’organismo, ma evidenziano un principio di base simile. Sia il sistema immunitario che il metabolismo sembrano essere particolarmente flessibili e stabili nei centenari. Un sistema immunitario efficiente aiuta a far fronte a infezioni e altri stress. Un metabolismo ben regolato favorisce l’apporto energetico, la riparazione cellulare e il mantenimento delle funzioni corporee fondamentali. Entrambi i sistemi, inoltre, si influenzano a vicenda. I prodotti del metabolismo possono influenzare l’attività delle cellule immunitarie, mentre i processi infiammatori, a loro volta, possono alterare il metabolismo. I ricercatori ipotizzano quindi che l’invecchiamento in buona salute non sia attribuibile a un singolo meccanismo di protezione, ma a una complessa interazione tra diversi processi biologici.
Una longevità eccezionale non può essere spiegata da un unico fattore. Gli scienziati ritengono oggi che sia una complessa interazione tra predisposizioni genetiche, meccanismi di protezione biologici e fattori ambientali a determinare il modo in cui una persona invecchia. Nei centenari, alcuni processi corporei sembrano essere particolarmente resistenti, tra cui la capacità del sistema immunitario di adattarsi e la stabilità di importanti vie metaboliche. Allo stesso tempo, le ricerche dimostrano che un percorso di vita lungo e sano non è determinato esclusivamente dai geni. È solo l’interazione tra patrimonio genetico, condizioni di vita e abitudini individuali a influenzare la capacità del corpo di far fronte alle sollecitazioni e la durata della salute.
Non è una fonte di giovinezza, ma offre importanti indicazioni per il futuro
La ricerca sui centenari non significa che esista un unico metodo per arrivare a 100 anni. I risultati non forniscono nemmeno indicazioni dirette per farmaci o terapie. Tuttavia, sono di grande importanza per la scienza.
I profili immunitari e i modelli metabolici dei centenari potrebbero aiutare in futuro a comprendere meglio perché alcune persone rimangono in buona salute più a lungo. A lungo termine, ciò potrebbe portare a nuovi approcci per diagnosticare precocemente le malattie legate all’età o per prolungare la durata della vita in buona salute, ovvero gli anni che le persone trascorrono senza gravi malattie. I centenari dimostrano così ai ricercatori soprattutto una cosa: l’invecchiamento non è un processo uniforme. Alcune persone dispongono evidentemente di sistemi biologici che rimangono più resistenti e sono in grado di adattarsi meglio alle sfide della vita.
Cosa può fare ciascuno per invecchiare in salute?
Sebbene le persone non possano modificare i propri geni, molte decisioni quotidiane influenzano il modo in cui invecchiano in buona salute. Particolarmente importante è l’attività fisica regolare: l’attività fisica aiuta a mantenere la forza muscolare, la mobilità e la stabilità ossea, migliora la salute cardiovascolare e ha effetti positivi sul metabolismo, sul cervello e sul sistema immunitario. Non deve necessariamente trattarsi sempre di sport intensivo: anche camminare regolarmente, salire le scale, dedicarsi al giardinaggio o altre forme di movimento naturale possono dare un contributo prezioso.

Anche l’alimentazione svolge un ruolo centrale. Una dieta varia, prevalentemente a base vegetale, ricca di verdura, frutta, legumi, prodotti integrali, frutta secca e fonti proteiche di alta qualità, fornisce all’organismo importanti vitamine, minerali, fibre alimentari e sostanze fitochimiche. Allo stesso tempo, un’alimentazione equilibrata aiuta a regolare i processi metabolici e a ridurre fattori di rischio quali il sovrappeso, l’ipertensione o livelli elevati di glicemia. Non sono singoli «superalimenti» a determinare un invecchiamento sano, bensì la qualità a lungo termine dell’alimentazione nel suo complesso.
Altrettanto importanti sono un sonno adeguato e buoni periodi di riposo. Durante il sonno si svolgono importanti processi di riparazione e regolazione che influenzano, tra l’altro, il sistema immunitario, le capacità mnemoniche e l’equilibrio ormonale. Anche le relazioni sociali vengono sempre più riconosciute nella ricerca sull’invecchiamento come un importante fattore di salute. Le persone con contatti sociali stabili, amicizie e stimoli intellettuali regolari rimangono spesso attive più a lungo e mostrano una maggiore resilienza psicologica.
Inoltre, gli esami preventivi regolari possono contribuire a individuare precocemente i rischi per la salute. Una pressione arteriosa ben controllata, livelli normali di glicemia e valori favorevoli dei lipidi nel sangue proteggono a lungo termine il cuore, i vasi sanguigni e il cervello. Smettere di fumare rimane uno dei fattori modificabili più importanti per una vita più lunga e più sana, poiché il consumo di tabacco favorisce numerose malattie croniche e può accelerare il processo di invecchiamento.
I risultati della ricerca sui centenari non significano che l’invecchiamento sia completamente controllabile o che ogni persona possa raggiungere un’età eccezionalmente avanzata. Dimostrano tuttavia che molti fattori, agendo congiuntamente, influenzano la capacità del corpo di affrontare le sfide dell’età e la durata del mantenimento delle sue funzioni.


