Secondo uno studio pubblicato su Aging (Aging-US), un farmaco mirato a eliminare le cellule impoverite e senescenti potrebbe aiutare la pelle anziana a riprendersi molto più velocemente da una lesione. L’articolo, intitolato “Il trattamento topico con ABT-263 riduce la senescenza della pelle invecchiata e migliora la successiva guarigione delle ferite”, suggerisce che puntare sulle “cellule zombie” della pelle potrebbe un giorno migliorare la guarigione dopo interventi chirurgici, lesioni o ferite croniche negli adulti più anziani.
Eliminare le cellule invecchiate
Con l’avanzare dell’età, la pelle cambia a livello cellulare. Si accumulano le cosiddette cellule senescenti. Si tratta di cellule che hanno perso la loro normale funzione e la capacità di dividersi, ma non vengono eliminate. Rimangono invece nel tessuto e continuano a rilasciare sostanze messaggere che favoriscono l’infiammazione. Queste sostanze possono avere un impatto negativo sull’ambiente e contribuire a far sì che i processi di rigenerazione, come la formazione di collagene, la guarigione delle ferite e la formazione di nuove cellule, funzionino meno bene. A lungo termine, ciò si traduce in uno stato di infiammazione cronica di basso grado nel tessuto, che è spesso associato all’invecchiamento cutaneo, all’assottigliamento della pelle e a una riparazione più lenta.

È qui che entra in gioco l’approccio dei cosiddetti senolitici, tra cui il principio attivo ABT-263 (Navitoclax). Queste sostanze provengono dalla ricerca sul cancro e sono progettate per riconoscere specificamente le cellule senescenti e indurre la morte cellulare programmata (apoptosi), mentre le cellule sane vengono risparmiate il più possibile. Negli studi descritti si è cercato di capire se ABT-263 possa essere applicato anche direttamente sulla pelle per ridurre il carico di cellule senescenti. L’idea alla base è che l’applicazione locale possa ridurre i segnali infiammatori nel tessuto e migliorare la capacità della pelle di ripararsi e rinnovarsi.
Allo stesso tempo, il principio attivo non è privo di rischi. ABT-263 può colpire anche le cellule sane, in particolare le piastrine del sangue, motivo per cui non è ancora stato utilizzato come terapia standard. La ricerca si sta quindi concentrando sulla ricerca di metodi per eliminare le cellule senescenti nel modo più specifico possibile, senza interrompere importanti funzioni protettive dell’organismo. Nel complesso, questo approccio dimostra che l’invecchiamento cutaneo è fortemente caratterizzato da processi cellulari e che la rimozione mirata delle cellule “senescenti” può aprire nuove possibilità per mantenere la funzione della pelle più a lungo in futuro, anche se l’applicazione clinica deve ancora essere studiata ulteriormente.
Una sorprendente spinta alla guarigione
I ricercatori hanno studiato se ABT-263, un farmaco senolitico, potesse ridurre questo carico quando applicato direttamente sulla pelle invecchiata. I senolitici sono progettati per rimuovere selettivamente le cellule senescenti associate all’invecchiamento, all’infiammazione e al rallentamento della riparazione dei tessuti. Nello studio, i topi anziani hanno ricevuto ABT-263 sulla pelle per cinque giorni. Dopo il trattamento, la pelle ha mostrato meno segni di invecchiamento cellulare. Quando i ricercatori hanno poi provocato piccole ferite, queste sono guarite più velocemente nei topi trattati rispetto a quelli non trattati. Al 24° giorno, le ferite erano completamente guarite nell’80% dei topi trattati con ABT-263, rispetto al 56% dei topi non trattati. Uno dei risultati più inaspettati è stato che l’ABT-263 ha aumentato brevemente l’infiammazione della pelle. In molti casi, l’infiammazione è considerata dannosa, soprattutto quando diventa cronica. In questo caso, tuttavia, il breve aumento sembrava aiutare la pelle a prepararsi alla riparazione.
Il trattamento sembra aver attivato i processi di guarigione che normalmente sono lenti nei tessuti più vecchi. L’attività genica è aumentata in aree correlate alla guarigione delle ferite, tra cui la produzione di collagene, la crescita dei vasi sanguigni, il rimodellamento dei tessuti e altri processi necessari per chiudere e rafforzare la pelle danneggiata. Questo è importante perché la pelle invecchiata non solo si raggrinzisce o si assottiglia. Risponde anche meno bene alle lesioni. Questa risposta più lenta può aumentare il rischio di un recupero prolungato dopo un intervento chirurgico, di una guarigione ritardata delle ferite e di complicazioni nelle persone con lesioni cutanee croniche.
Perché il trattamento topico è importante
ABT-263 (Navitoclax) ha suscitato un notevole interesse da parte dei ricercatori per la sua capacità di colpire le cellule senescenti. Queste cellule svolgono un ruolo centrale nell’invecchiamento della pelle e nel ritardo della guarigione delle ferite. Tuttavia, un problema dei senolitici sistemici, cioè quelli assunti per via orale, è che agiscono in tutto l’organismo e possono quindi causare effetti collaterali, ad esempio sull’ematopoiesi o su altri tessuti sani. È proprio qui che si inserisce il vantaggio dell’applicazione topica: Se il principio attivo viene applicato direttamente sulla pelle, può agire localmente senza gravare sull’intero organismo.

Lo studio ha dimostrato che l’applicazione locale di ABT-263 ha avuto effetti chiaramente misurabili nei topi anziani. Il numero di cellule senescenti nella pelle è diminuito, mentre allo stesso tempo sono migliorati i marcatori della rigenerazione dei tessuti e i livelli di infiammazione. È interessante notare che questo effetto si è verificato soprattutto nei tessuti più vecchi. Nei topi giovani, in cui sono comunque presenti solo poche cellule senescenti, il trattamento non ha mostrato quasi alcun cambiamento. Ciò suggerisce che l’approccio è particolarmente efficace laddove i “rifiuti cellulari” si sono effettivamente accumulati nel tempo. Questo è biologicamente plausibile, perché le cellule senescenti non solo sono più frequenti con l’età, ma rilasciano anche più attivamente sostanze di segnalazione pro-infiammatoria. Questi cosiddetti “fattori SASP” (senescence-associated secretory phenotype) possono mettere permanentemente le cellule circostanti in uno stato di disturbo. Riducendo queste cellule, ABT-263 potrebbe riportare il tessuto a uno stato più favorevole alla rigenerazione, particolarmente importante per la guarigione delle ferite.
I ricercatori vedono applicazioni potenzialmente importanti in medicina, ad esempio nei pazienti anziani con un rischio maggiore di ferite che guariscono male. L’idea di un’applicazione preoperatoria è particolarmente interessante: La pelle potrebbe essere “preparata” in modo specifico prima di un intervento chirurgico, riducendo le cellule senescenti. Questo potrebbe migliorare la capacità di guarigione dopo un’operazione e ridurre il rischio di complicazioni. Nel complesso, questo studio dimostra che l’invecchiamento della pelle non è solo un problema estetico, ma un processo biologico che influenza direttamente la rigenerazione dei tessuti. In futuro, i senolitici topici come ABT-263 potrebbero offrire un modo mirato per migliorare i limiti legati all’età nella guarigione delle ferite, soprattutto nelle persone anziane o in situazioni mediche in cui una guarigione rapida e stabile è particolarmente importante.
I risultati di recenti ricerche vanno nella stessa direzione
Dopo questo lavoro del 2024, l’intero campo della ricerca si è spostato ulteriormente nella direzione di strategie senolitiche localizzate per la rigenerazione della pelle. A articolo di revisione del 2025 su Ageing Research Reviews descriveva la senescenza cellulare come uno dei fattori principali dell’invecchiamento cutaneo e delle malattie della pelle, osservando che i senolitici e le terapie correlate potrebbero diventare strumenti utili per colpire le cellule senescenti dannose nella pelle.
A studio del 2026 ha approfondito questo approccio nella guarigione delle ferite nei pazienti diabetici, una sfida medica importante spesso caratterizzata da infiammazione cronica, scarsa crescita dei vasi sanguigni e senescenza cellulare. I ricercatori hanno sviluppato una medicazione localizzata per ferite con ABT-263 e hanno riferito che ha ridotto il carico di cellule senescenti, migliorato la guarigione nei topi diabetici e non ha mostrato alcuna tossicità sistemica rilevabile in questo modello.
Allo stesso tempo, gli scienziati sono attenti a non caratterizzare le cellule senescenti come puramente dannose. A articolo di revisione del 2024 su Frontiers in Immunology ha sottolineato che la senescenza può svolgere un ruolo utile nella normale guarigione delle ferite, mentre le cellule senescenti persistenti possono contribuire a ferite croniche, fibrosi e guarigione anomala. La sfida sta nel tempismo e nella precisione: rimuovere le cellule nocive rimanenti senza interrompere i segnali benefici di riparazione precoce.
Promettente, ma con importanti limitazioni
I risultati sono promettenti, ma ancora in fase iniziale. Lo studio sulla pelle di ABT-263 è stato condotto sui topi e sono necessarie ulteriori ricerche prima che gli scienziati sappiano se il trattamento è sicuro ed efficace nell’uomo.
I ricercatori devono anche rispondere a domande importanti sul dosaggio, sui tempi di applicazione, sulla sicurezza a lungo termine e se i benefici si applicano anche alla pelle umana, al recupero da interventi chirurgici, alle ferite diabetiche o ad altre condizioni di lenta guarigione. Tuttavia, l’idea è promettente. Nel complesso, questo studio dimostra che l’invecchiamento della pelle non è solo un problema cosmetico, ma un processo biologico che influisce direttamente sulla rigenerazione dei tessuti. Eliminando le cellule che inibiscono l’invecchiamento cutaneo, i trattamenti senolitici topici potrebbero un giorno aiutare l’organismo a ripararsi in modo più rapido ed efficace. Per gli anziani che si sottopongono a interventi chirurgici o che soffrono di ferite croniche, questo potrebbe rendere la guarigione meno difficile, meno rischiosa e molto più rapida.


